X sec.- primitiva esistenza di un castello fortificato, facente capo al gastaldato di Conza (Galasso 1990, p. 99; Grassi 1987, pp. 20-21).
1152– nel Catalogus Baronum sono riportate citazioni relative al feudo e al “castri Morrae”, governati da Roberto Morra, da cui si deduce l‟esistenza di una rocca fortificata situata nell‟area dell‟attuale castello-residenza; di tale struttura, tuttavia, non è possibile identificarne le tracce nelle fonti documentarie (Cuozzo 1984, p. 182; Jamison 1972, p. 123; Grassi 1978, p. 31; Grassi 1979, p. 24).
1382- il castello fu assediato e saccheggiato dalle truppe mercenarie tedesche nell‟ambito della guerra tra Carlo III di Durazzo e Luigi d‟Angiò, mentre ne era feudatario Ruggero Morra (Galasso 1990, p. 99).
XVII sec., inizio– venuta meno la funzione difensiva già con l‟avvento del vicereame spagnolo, l‟edificio fu trasformato, secondo alcuni storici, dai Caracciolo (Galasso 1990, p. 100).
1610-1806- il feudo fu acquistato da Marco Antonio Morra, generale dell‟esercito spagnolo, alla cui famiglia appartenne fino all‟eversione della feudalità (Galasso 1990, p. 100).
1675- a questa data risale un‟iscrizione posta sull‟architrave del portale del cortile che immetteva alla sala d‟armi, andata dispersa con il sisma del 1980, che diceva: “D. GOFFREDUS. D(E) MORRA MARCHIO MONCHIO MONTIS/ ROCCHETTI ET PRINCEPS MORRE/ A. D. MDCLXXV” (Grassi 1981, p. 93).
1694- il terremoto distrusse quasi per intero l‟abitato (Passaro 1981, p. 18), risultando quindi verosimile l‟ipotesi di un radicale intervento dopo tale evento, a cui si può far risalire la configurazione dell‟ingresso con le due torri cilindriche con portale sovrastato dallo stemma in pietra calcarea bianca con due spade a croce di S. Andrea, con le punte verso il basso e quattro rotelle di sperone poste negli angoli, raffigurante il blasone dei principi di Morra, investiti di tale titolo nel 1664 (Grassi 1981, p. 92).
1799- il castello è saccheggiato dalle truppe francesi (Galasso 1990, p. 100).
1911– l‟edificio è danneggiato da un incendio, che causa la perdita di buona parte dell‟archivio privato della famiglia Morra (Grassi 1981, p. 153). 1980, 23 novembre- con il sisma vi fu il crollo dell‟ingresso principale, delle due torri cilindriche e di gran parte dell‟ala destra.

Proprietà attuale

Comune di Morra de Sanctis

Uso attuale

Sale per convegni ed aree predisposte a museo

Stato di consistenza

Gli interventi di recupero e restauro hanno contribuito a restituire al castello la sua bellezza e il suo aspetto originario.

Impianto planimetrico

Dell‟originaria rocca longobarda non rimane più nulla e l‟attuale impianto planimetrico è irregolare, essendo il risultato di molteplici trasformazioni succedutesi nel tempo.
Rapporti ambientali
Il castello Biondi Morra si erge con la sua imponente struttura muraria nella parte più alta del paese, a sovrastare il borgo sottostante e offrendo alla vista un bellissimo panorama che va dai monti del Laceno alla vallata del fiume Ofanto. E‟ proprio l‟area attraversata dall‟Ofanto, che ha conservato per secoli testimonianze di insediamenti abitativi risalenti sino al VII secolo a.C., a rappresentare la principale via di penetrazione e di comunicazione delle popolazioni stanziate sui litoranei tirrenici ed adriatici.

Collegamenti e riferimenti visivi

Il castello dalla collina domina il borgo e la valle dei tre fiumi, l‟Ofanto, il Calore e il Sele, che sgorgano dai Monti Picentini e si irraggiano verso Est, Nord–Ovest e Sud–Ovest. Tali vie dell‟acqua, beni preziosi per le comunità, hanno costituito un sentiero sempre fruibile per chi tentava di spingersi verso l‟interno.
Materiale da costruzione impiegato

Con il sisma del 1980 l‟edificio subì gravi danni. Il sapiente intervento di restauro, occorso negli ultimi anni, tenendo conto delle direttive riguardanti i beni culturali ed eliminando i dissesti causati dal sisma, ne ha migliorato l‟aspetto e consolidato le murature in base alle recenti normative tecniche per gli interventi conservativi. Le soluzioni adottate, necessarie a riportare il castello al suo vecchio splendore, si sono basate sul riutilizzo di materiali durevoli e preesistenti. Le cortine si presentano con muratura a vista in pietra calcarea e mattoni, inserendosi inoltre nel pieno rispetto dell‟ambiente circostante.

Descrizione

In seguito ad un accurato restauro e alla recente apertura, il castello dei principi di Morra, si proietta a divenire un punto di riferimento, oltre che per attrattiva paesaggistica e turistica, anche come sede di manifestazioni culturali.
L‟edificio ha una pianta a C, con corte interna e sviluppo longitudinale. E‟ strutturato su due livelli, un piano inferiore che ospitava ambienti destinati alla servitù, ai depositi e alle stalle, con accessi diretti sul fronte principale e su quello posteriore, e un piano superiore, residenza del signore, che era accessibile dalla corte posta a quota intermedia tra il primo e il secondo livello. Il piano nobile, costituito da diversi vani, ospitava una sala d‟armi, la sala di rappresentanza, le camere da letto, la cappella, la biblioteca e la cucina.

Posizionato tra due torri cilindriche, un artistico portale in pietra del Seicento, sormontato da un grande stemma che riproduce le insegne della famiglia Morra, consente di accedere al cortile interno e agli ambienti del piano nobile.
Il prospetto principale, in muratura a vista, presenta, al piano superiore, tre finestre con cornici e davanzali modanati in pietra e due finestre con cornice liscia. All‟estremità delle torri, ad un piano inferiore, si trovano due ingressi con portali in pietra. Sul prospetto posteriore sono presenti, al piano terra, due portali in pietra a tutto sesto e finestre con cornici lisce; al piano superiore, cinque finestre uguali a quelle del fronte principale e cinque finestre con cornice liscia. Un cornicione aggettante, realizzato con coppi sovrapposti e con la concavità rivolta verso il basso, corre lungo tutto il perimetro del muro dell‟edificio.
La presenza del campanile, tra il castello e la chiesa madre, fa presumere che tale elemento fosse in origine una torre della cinta muraria e l‟ipotesi di una porta d‟ingresso alla cittadella fortificata è supportata dal fatto che la massiccia base del campanile si presenta con tre archi di accesso, uno dei quali in stile gotico.
Bibliografia essenziale

Bellabona 1656, p. 34; Ciollaro 1943, p. 2; Cuozzo 1984, p. 182; Giustiniani 1797-1805, VI, p. 164; Galasso 1990, pp. 99- 100; Galasso 2005, pp. 164-165; Grassi, Il casale, 1978, pp. 31-34; Grassi, Lo stemma, 1978, pp. 39-42; Grassi 1979, pp. 24-26; Grassi 1981, pp. 92-98; Grassi 1983, pp. 59-74; Grassi 1984, pp. 99-112; Grassi 1987; Jamison 1972, p. 123; Jannacchini 1889-1894, II, pp. 137-139; ; Passaro 1980, p. 18; Ricca 1859-1869, III, pp. 364-376; Sacco 1795-1796, III, pp. 296-297; Scandone 1957, p. 241.