3712VII-VIII secc.- fondazione del castello feudale in epoca longobarda. I documenti e alcuni reperti di scavo provenienti dal castello confermano tale datazione, come la brocchetta di ceramica, dipinta a bande rosse, custodita nel locale Museo Civico. Del castrum longobardo oggi è solo ipotizzabile l‟andamento di una recinzione ovoidale, che si delinea sulla sommità della collina, a difesa di una torre circolare (Coppola 2004, pp. 108- 119; Galasso 1990, p. 19; Rotili 1996, p. 262).

892- in un documento il castrum Ariani viene citato per la prima volta come baluardo contro i continui attacchi dei Bizantini (Galasso 1990, p. 19). 1017- ad Ariano si rifugiarono i primi gruppi di Normanni giunti dalla Puglia, schieratisi a favore dei longobardi guidati da Melo di Bari durante le lotte antibizantine. Successivamente, nel 1024, la località venne elevata a contea (Galasso 1990, p. 19).
1042- XII sec., inizio- Ariano passa definitivamente ai Normanni e a questo arco cronologico risalirebbe la fondazione dell‟imponente mastio quadrangolare (Coppola 1998, pp. 89-90; Coppola 2004, pp. 108- 119; Galasso 1990, p. 19).

1139- Ruggero II, durante la conquista del regno, dovette arrendersi dinanzi alle mura della città, come narra Falcone di Benevento: «Il re […] con il duca suo figlio ed il loro esercito congiunto, si portò contro la città di Ariano, feudo del Conte Ruggiero; immediatamente il re assediò la città e fece costruire delle macchine di legno per poterla espugnare. Ma i cittadini, e i cavalieri che erano con loro, non avevano affatto paura delle cose che si andavano approntando; infatti in città erano entrati duecento cavalieri e quasi ventimila uomini d‟arme. Il re allora, vedendola così ben fortificata e così pronta, diede ordine di spostare l‟accampamento e imbestialito, ordinò di abbattere e di devastare le vigne, gli ulivi, gli alberi e i campi che si potevano trovare; e così, dopo aver lasciato perdere l‟assedio di quella città, si trattenne per due giorni da quelle parti» (Falconis Beneventani 1998, 1139.6.3 – 1139.6.5, pp. 219, 221).

1140- Ruggero II, all‟interno del castello di Ariano, tenne il suo primo parlamento generale, nel corso del quale furono emanate le cosiddette Assise, le nuove basi legislative del regno (Galasso 1990, p. 19; Zecchino 1984). L‟edificio, all‟epoca, doveva possedere una complessa articolazione architettonica spiegabile con la sua rilevanza amministrativa, deputata a coordinare i vari castelli e feudi limitrofi (Delogu 1979, pp. 173- 205). 1266- Carlo I d‟Angiò, dopo la conquista del Regno, si occupò della ristrutturazione del maniero arianese e della ricostruzione del circuito murario difensivo dell‟abitato medievale (Galasso 1990, p. 19).
1456- la città fu rasa al suolo dal terremoto. Notevoli rifacimenti furono effettuati durante il dominio di Ferrante D‟Aragona, sotto la direzione del procurator fabricae Oliviero di Ponte Landolfo. Le strutture difensive furono adeguate alle mutate tecniche belliche, con l‟ispessimento delle cortine murarie e l‟inglobamento delle torri quadrate in quelle cilindriche a base scarpata, come a Castelnuovo di Napoli.
1557- altri interventi furono effettuati per volere di Ferrante Gonzaga, che fu investito del Ducato di Ariano da Carlo V di Francia.
1585- data dell‟inventario redatto dal notaio di Ariano Giovan Francesco Attanasio, in cui il castello doveva versare in stato di abbandono. Leggiamo, infatti, nel documento: «In primis un Ponte rutto, e fracassato in lo primo Ingresso con ligname fracido, e quasi inaccessibile. Item un‟altro Ponte della Porta Principale di detto Castello, Similmente rotto, et marcito, et quasi inaccessibile. Item una Porta Grande p. con due maschi grossi uno dalla parte de fore e lo altro di dentro, con una Chiave del Masco sta dalla parte da fore. Item allo Ingresso della Torre Grande ci è uno paro di Mantaci per uso dell‟Artiglieria vecchi, un ponte di detta Torre di Legname fracido e marcito. […] Item tutta la habitatione scoverta senza quasi solare ne porta con una gran quantita di travi et ligname vecchio, et fracito gran parte, et le muraglie minacciano rovina. Item una quantità di pietre di taglio disperse per dentro il Castello. […]» (Galasso 1990, p. 20; Vitale 1794, p. 447).
1636- il viceré di Napoli approvò l‟utilizzazione della fabbrica come cava per edificare la chiesa del Calvario per i Padri Cappuccini. Successivamente i materiali edilizi provenienti dalle strutture murarie del forte furono reimpiegati per la pavimentazione di alcune strade e la realizzazione di edifici privati (Coppola 1998, pp. 89-93; Galasso 1990, p. 20).
1702- Giovan Battista Pacichelli pubblica una stampa in cui ci restituisce l‟immagine del castello: un muro di cinta esterno con torrioni cilindrici angolari a cui ne corrispondono altri internamente, con cortine interposte. I tratti di mura sono muniti di camminamenti di ronda, feritoie e, superiormente, una merlatura guelfa segue l‟intero tracciato del circuito difensivo. Al culmine e nella parte centrale del doppio recinto murario si osserva il mastio. Il forte era, inoltre, circondato da un fossato esterno con ingresso principale rivolto a sud e munito di ponte levatoio (Galasso 1990, pp. 20-21).

Proprietà attuale

Demanio statale

Uso attuale

Nessuno

Stato di consistenza

buono/restaurato di recente

Impianto planimetrico

Il mastio presenta una forma rettangolare con un corpo aggiunto sul lato Est. Il lato Ovest e quello Sud sono lunghi circa m. 18, il lato Nord m. 11,40. La sua altezza doveva essere all‟incirca di m. 30; la torre circolare doveva raggiungere un diametro di m. 8 circa, con una muratura alla base di m. 2.
Rapporti ambientali

Il castello domina le valli dell‟Ufita, del Miscano e del Cervaro, i territori beneventani e di Montefusco, la piana di Camporeale e le gole pugliesi.
Collegamenti e riferimenti visivi
Il castello si erge su uno dei tre colli dell‟odierna città, protetto naturalmente da numerosi dirupi.

Materiale da costruzione impiegato

L‟intera cinta muraria presenta il paramento esterno costituito da ricorsi paralleli di blocchetti di pietra arenaria squadrati regolarmente nella parte basamentale e conci di varie dimensioni disposti con minore perizia e legati da abbondante malta nella parte superiore. La muratura del donjon è ricchissima di calce, schegge di terracotta e pietrisco vario; frequente è il reimpiego di conci di spoglio.

Descrizione

Il mastio è caratterizzato da quattro torri circolari su base scarpata, poste ai vertici di un‟area quadrangolare che recinta la sommità del colle. Le torri angolari solo su due lati presentano integre le interposte cortine murarie, essendo in parte demoliti in tutta la loro estensione i muri perimetrali nel settore orientale e meridionale. Essi si estendono sul lato Nord per m. 40 ca., su quello Sud per m. 56 ca., sul lato Est per m. 72 ca. e sul lato Ovest per m. 81 ca. Le torri, di altezza uguale alle cortine, hanno base troncoconica e sono delimitate all‟imposta da un redondone in piperno; quelle di Sud- Ovest e Sud-Est misurano m. 16, circa, di diametro, mentre quelle di Nord-Ovest e Nord-Est misurano solo m. 13. Ogni torre è divisa internamente da vari piani sovrapposti allestiti per l‟uso di artiglieria a lunga, media e corta gittata. Internamente le torri di Nord-Est e Nord-Ovest presentano un vano in più, ad esse si accede mediante una scala posta a ridosso del muro settentrionale. Al centro della recinzione vi è il mastio quadrangolare normanno, di cui oggi resta solo il pian terreno, costituito da due ambienti completamente separati da un muro e, un tempo, coperti, come si deduce dalla curvatura che prendono le murature a una quota di circa m. 5, da volte a botte, creando due ambienti alti all‟incirca m. 8. Negli stessi, a m. 4,75 ca. dal piano di calpestio, sono presenti numerosi fori di travi allineati sugli opposti lati, i quali fanno presumere la presenza, a questa quota, di due solai in legno, uno per ogni ambiente, dotati magari di una botola per accedere al piano sottoposto, dov‟era la cisterna.

La torre circolare, invece, si colloca sotto il mastio, presentando oggi una parte del basamento di forma cilindrica non scarpata. La base era adibita certamente a cisterna, data la presenza di malta idraulica. Questa torre apparterrebbe alla prima età longobarda perché posta sotto quella normanna, oppure al periodo normanno della conquista, a cui sarebbe poi seguito il donjon a base quadrangolare, edificato nel periodo del regno.

Le indagini archeologiche del 1998, attestano all‟interno della torre circolare di Nord-Ovest della cinta muraria la presenza di una precedente torre a base quadrata datata alla fase normanna; questo fenomeno inglobativo si presenta anche nelle altre tre torri, definendo con certezza quale fu l‟andamento della recinzione: quattro torri quadrate poste ai vertici di un‟area quadrangolare, ricalcata, unicamente per il lato Ovest, sulla precedente cinta longobarda. Bibliografia essenziale

Coppola 1998, pp. 89-90; Coppola 2004, pp. 108- 119; Falconis Beneventani 1998, 1139.6.3 – 1139.6.5, pp. 219, 221; Galasso 1990, pp. 19-21; Rotili 1996, pp. 257-287; Vitale 1794, p. 447; Vitale, fine secolo XVIII, p. 7.