bisacciaVIII sec.– nella seconda metà dell‟VIII secolo si costruisce l‟originario fortilizio. Campagne di scavo archeologico condotte negli anni Ottanta del secolo scorso hanno evidenziato nella zona ovest della fortificazione, prospiciente alla torre sveva, le vestigia delle strutture longobarde del manufatto militare. Sono stati messi alla luce una piccola cisterna e alcuni ambienti a pianta rettangolare o quadrilatera, disposti sull‟asse est- ovest e nord-sud, realizzati con murature formate da ciottoli fluviali di grosse dimensioni misti a pietre calcaree non sbozzate legate con malta di scarsa qualità. L‟altezza fuori terra di tali strutture è al massimo di 90 cm (Fierro 1989, p. 6).

1150-1168 – dal Catalogus Baronum apprendiamo che il castello appartenne a Guillelmus de Bisacia, “filius Angulfi”, feudatario, “in capite de domino Rege”, di Bisaccia (Cuozzo 1984, n. 469, p. 138).
XIII sec. – Federico II dopo aver destituito Riccardo I Cotigny, feudatario di Bisaccia dal 1230, per aver partecipato alla congiura di Capaccio, fece intraprendere dal 1246, lavori di ristrutturazione e ampliamento e vi soggiornò nel luglio del 1250 (Brèholles, Alphonse 1859-1861, VI, p. 778). In questa fase la possente torre fu elevata in modo che la sua parte più alta potesse essere collegata visivamente con la rete dei castelli federiciani circostanti e diventare allo stesso tempo un forte presidio posto sulla via Appia, all‟incrocio con la via Erculea e con la via istmica, che collegava, attraverso la valle del Sele, il golfo di Salerno sul Tirreno con il golfo di Manfredonia sull‟Adriatico (Fierro 1995, p. 8). A riprova di ciò si evidenzia che la torre presenta sugli angolari in pietra alcuni contrassegni lapicidi svevi (Natella 1996, p. 38).

Nel 1254, il castello offrì rifugio e ospitalità a Manfredi, inseguito dalle truppe pontificie, in fuga verso la Puglia (Pirone 1939, pp. 161-177).
XV sec. – si realizza la loggetta posta sul fondo della corte del castello medievale (Coppola 2006, p. 118).
1528 – il feudo di Bisaccia è donato dal viceré Principe d‟Orange al marchese Alfonso d‟Avalos de Aquino, per i servigi resi alla Corona (Ricca 1859- 1869, I, pp. 92-93) e, in un documento conservato presso l‟Archivio di Stato di Napoli, datato 23 ottobre, si descrive il castello antico, con varie camere e con una torre utilizzata esclusivamente dal Capitano e non adibita a residenza per gli uomini d‟arme (Barionovi 1976, pp. 59-60).
XVI sec.– nel corso del XVI secolo il castello fu ampliato e parte delle strutture preesistenti modificate. Tali interventi si riconoscono principalmente negli ambienti che conformano il primo cortile oltre che nel portale di ingresso, inquadrato da due torri semicircolari, e nel grande loggiato di coronamento dell‟ala settentrionale (Coppola, Megna 2007, p. 13).
1592 – 1806 – Ascanio Pignatelli, figlio di Scipione, acquista Bisaccia nel 1592 da Antonia Pisanello e il sovrano Filippo II di Spagna, il 17 ottobre 1600, per i meriti acquisiti da Scipione, eleva Bisaccia a rango di ducato (Ricca 1859-1869, I, p. 95). La famiglia Pignatelli mantiene il feudo sino all‟eversione della feudalità (1806).
1786 – 1806 – in un documento compilato nel febbraio del 1786 dall‟agrimensore Felice Villani si legge che la torre del castello era “alta palmi 90, laterale palmi 30, scoperta e molto logora dal tempo”. Dunque, rapportando le misure espresse in palmi napoletani con il sistema metrico decimale, si ricava che la torre sul finire del XVIII secolo presentava un‟altezza di poco superiore ai 23,70 m, quindi circa 8,50 m in più rispetto all‟altezza attuale e, verosimilmente, molto vicina all‟altezza raggiunta in età federiciana. Dalla pianta allegata si evince il disegno della fortificazione che, costituita da un recinto poligonale, presentava sul lato lungo il palatium, alla cui sommità, in età moderna era stato realizzato il loggiato. Si riconoscono i due cortili al cui intorno si snodano le strutture medievali e rinascimentali (Fierro 1989, pp. 5-6).
XXI sec.– il castello è stato danneggiato dai terremoti del 1910, del 1930 e del 1980 (Galasso 1990, pp. 31-32). Dall‟osservazione della foto della torre pubblicata da Gino Chierici si evince che la monofora del secondo piano, come la muratura circostante, è di restauro e la realizzazione è successiva al terremoto del 23 luglio 1930 (Chierici 1932, p. 32).
1977- il Comune di Bisaccia acquista il castello per destinarlo ad attività culturali. I lavori di restauro sono stati effettuati a più riprese negli anni seguenti.

Proprietà attuale

Comunale

Uso attuale

Il monumento ospita il Museo Civico Archeologico di Bisaccia ed è utilizzato per eventi, mostre e conferenze.

Stato di consistenza

Buono

Impianto planimetrico

Il castello presenta una pianta poligonale, inscrivibile in un rettangolo di 145 m x 72 m. La torre ha pianta quadrangolare tendente al quadrato, il lato meridionale è di 7,59 m e quello orientale è di 7,92 m, l‟altezza di 15,29 m. Il fuoripiombo della struttura verso occidente è del 4% circa e la muratura presenta uno spessore di circa 2,14 m. Rapporti ambientali

La torre mastio di epoca sveva era collegata visivamente con la rete dei castelli federiciani circostanti ed era un forte presidio posto sulla via Appia, all‟incrocio con la via Erculea e con la via istmica che collegava, attraverso la valle del Sele, il golfo di Salerno con quello di Manfredonia.
Collegamenti e riferimenti visivi

Il castello domina la valle del torrente Isca ed il territorio circostante.

Materiale da costruzione impiegato

Le murature sono realizzate con ciottoli fluviali irregolari e blocchi di pietra calcarea squadrata, cui si affiancano inserti di travertino. Gli interventi di restauro, generalmente, si riconoscono grazie alla posa in opera lungo il perimetro di laterizio posti di coltello. Alcuni ambienti presentano la tessitura muraria della volta di copertura a vista e ciò consente di apprezzare il magistero della costruzione.

Descrizione

Si accede al castello da una stradina che si sviluppa lungo il lato nord e fiancheggia il basamento a scarpa. Tale prospetto, concluso dal loggiato realizzato con archi a tutto sesto su pilastrini, presenta cinque finestre.
L‟ingresso attuale al castello, attraverso il portale con arco a tutto sesto inquadrato da due torri cilindriche, non è quello originario, ma è stato realizzato in occasione dell‟ampliamento di età rinascimentale. Da questo si giunge in un primo cortile, a pianta quasi trapezoidale, con andamento in pendenza, pavimentato con ciottoli, su cui si aprono ad est e a sud alcuni ambienti. Attraversando l‟arco ogivale di ingresso al castello medievale si accede nella seconda corte che ha pianta pressoché rettangolare, in mezzeria 20,20 m x 10,10 m, e andamento in lieve pendenza. Intorno a tale invaso si sviluppano gli ambienti della residenza castellana trecentesca. Il cortile e gli ambienti terranei sono pavimentati con ciottoli e pietre calcaree. Sul fondo della corte si nota un‟ampia scalinata scoperta che conduce alle stanze del piano nobile alla cui sommità vi è una caratteristica loggia del Quattrocento con archetti a tutto sesto retti da colonnine esagonali. A lato della scalinata si nota un pozzo in muratura e, attraversando gli arconi sottostanti la loggetta quattrocentesca, si giunge a parte delle strutture dei secoli VIII-X, oggetto di scavi archeologici, coperte con solai laterocemetizi. Ai lati del cortile si notano diverse aperture e, tra gli interventi realizzati recentemente, al primo piano del lato sud si nota un balconcino, alle spalle del quale vi è una sala per conferenze che si sviluppa per la quasi totalità della lunghezza del cortile. Dalla loggetta rinascimentale, attraverso la sala summenzionata, si accede al loggiato realizzato con ventisei archi a tutto sesto su pilastrini sul lato nord, per una lunghezza di circa 49,20 m, e due archi sul lato ovest. Da questo ambiente si giunge allo spazio aperto a prato che nell‟angolo nord-ovest ospita la torre-mastio di pianta pressoché quadrata, strutture murarie appena affioranti, relative alle fasi più antiche del castello, ed epigrafi di varie epoche. La torre presenta il lato est di circa 7,92 m e un‟altezza di circa 15,00 m; il fuoripiombo della struttura verso occidente è del 4% circa, mentre la muratura presenta uno spessore di circa 2,14 m. Il mastio è diviso internamente in tre piani sovrapposti, con l‟antica porta d‟ingresso situata al livello intermedio della facciata orientale, raccordata da una scala esterna non più esistente. Esso era munito, inoltre, di un ponte levatoio. A lato della porta di ingresso si nota una feritoia. In origine, il basamento doveva essere chiuso e l‟attuale vano d‟accesso è stato realizzato successivamente. La muratura è costituita da pietre irregolari con agli spigoli conci squadrati che non formano ammorsature regolari con il paramento. Non si notano ricorsi per regolarizzare i filari mentre si evincono i fori di ancoraggio dei ponteggi. La torre è stata oggetto di interventi di consolidamento e si notano, tra l‟alto, delle catene. Bibliografia essenziale

Barionovi 1976, pp. 59-60; Chierici 1932, p. 32; Coppola 2006, pp. 107-119; Coppola, Megna 2007, pp. 4-19; Cuozzo 1984, n. 469, p. 138; Fierro 1989, pp. 5-6; Fierro 1995, pp. 5-15; Galasso 1990, pp. 29-33; Brèholles, Alphonse 1859-1861, VI, p. 778; Ricca 1859-1869, I, pp. 91-102.