26-Castello_di_GesualdoIX secolo, seconda metà- presunto inizio della costruzione del castello in epoca longobarda, a seguito della Divisio ducatus tra Radelchi e Siconolfo, per difendere i confini orientali del gastaldato di Quintodecimo, entrato a far parte del principato di Benevento. Di quest‟epoca non rimangono tracce nell‟edificio (Coppola, Muollo 1994, p. 58; Galasso 1990, p. 57; Galasso 2005, p. 96).
1078- in un documento viene menzionato per la prima volta il centro abitato col suo primo feudatario, Guglielmo d‟Altavilla, signore di Lucera, figlio illegittimo di Ruggero Borsa, duca di Puglia, nato da una relazione adulterina tra quest‟ultimo e Maria, donna di origine salernitana (Coppola, Muollo 1994, p. 58; Galasso 1990, p. 58; Galasso 2005, p. 96).

1137, estate- i Benedettini di Montecassino, diretti a Lagopesole per pacificarsi col papa Innocenzo II, che li aveva scomunicati per aver appoggiato in precedenza l‟antipapa Anacleto II, fanno sosta tra le mura del castello di Gesualdo (Galasso 1990, p. 57)
1142- nell‟assemblea di Silvia Marca, località presso Ariano Irpino, dove furono organizzati i possessi feudali del Regno, Guglielmo d‟Altavilla ottiene la baronia di Gesualdo (Coppola, Muollo 1994, p. 59)

1150-1152- come si evince dal Catalogus Baronum, il figlio di Guglielmo, Elia, risulta titolare del feudo: «Helyas de Gisualdo dixit quod demanium suum de Gisualdo est feudum iij militum, et de Frecento feudum iij militum, et de Aquapudida feudum iij, de Paterno feudum ij militum, de Sancto Magno feudum ij militum, de Bonito feudum j militis; de Luceria feudum iij militum, de Sancto Lupulo feudum j militis. Una feudum demanii sui milites xviij et augmentum eius milites viginti duos et inter feudum et augmentum milites xl et servientes cc.» (Jamison 1972, pp. 126). Elia dunque, come barone, amministra i feudi di Gesualdo, Frigento, Mirabella, Paternopoli, San Mango, Bonito, Lucera e San Lupolo (presso Lucera) (Coppola, Muollo 1994, p. 63).

1266- dopo la caduta del dominio svevo, durante il quale si successero feudatari di origine tedesca, Carlo d‟Angiò nomina Elia II, Maresciallo del Regno e Giustiziere delle Calabrie, signore del “castrum Gisualdi”. All‟epoca angioina risale l‟impianto del castello così come si vede ancora oggi (Coppola, G. Muollo 1994, p. 64; Galasso 1990, p. 57).
1460- il castello e il borgo di Gesualdo sono oggetto di un violento attacco da parte dell‟esercito di Ferrante I d‟Aragona, come vendetta del sovrano spagnolo per la partecipazione di alcuni esponenti della casata dei Gesualdo alla congiura dei Baroni del 1456 (Galasso 1990, p. 57).

1461- il castello, distrutto in parte, è riparato e ricostruito dal costruttore cavese Pecorello Napoletano, chiamato a Gesualdo dallo stesso re Ferrante (Coppola, Muollo 1994, p. 64; Galasso 2005, p. 96).
1582-1594- il principe di Venosa Carlo Gesualdo, noto poeta e madrigalista, nipote di Carlo Borromeo, nonché amico di Torquato Tasso, eseguirà importanti lavori di trasformazione del maniero in residenza gentilizia, in occasione delle sue seconde nozze con Eleonora d‟Este, nipote della Gran Duchessa di Ferrara. Egli vi si era rifugiato, con la protezione del viceré di Napoli Giovanni Juniga e del suo potente parente cardinale, per essere stato il mandante dell‟assassinio della prima moglie Maria d‟Avalos dei Marchesi del Vasto e del suo amante Fabrizio Carafa. I lavori al castello consteranno della costruzione di un terzo piano e, tra il cortile e il giardino retrostante, di un corpo di fabbrica con un doppio ordine di logge. Inoltre, sarà disboscata la collina per avere maggiore visibilità ed intercettare eventuali assalitori (Coppola, Muollo 1994, p. 64; Cundari 1978, p. 18; Galasso 2005, p. 96; Ziccardi 2008, pp. 227-228).

1658, 8 settembre- il terzo piano, costruito circa sessant‟anni prima, crolla a seguito di un violento terremoto al tempo in cui il feudo apparteneva alla nipote di Carlo Isabella d‟Este, moglie di Niccolò Ludovisi, duca di Zagarda e Fiano (Cundari 1978, p. 18; Galasso 1990, p. 57).
1772- l‟ultimo feudatario del luogo è Giuseppe Caracciolo di Torella, che lo acquista per circa 40000 ducati e lo terrà fino all‟abolizione della feudalità nel 1806 (Ricca 1859-1869, II, p. 9; Cundari 1978, p. 13, n. 3).

1799- il castello subisce nuove distruzioni con l‟arrivo nel Regno di Napoli delle truppe francesi, compresa quella della Sala del Teatro, probabilmente sita a sinistra della facciata rinascimentale, cui si accedeva mediante una scala a chiocciola (Cogliano 1999, p. 32; Galasso 2005, p. 96).
1850- diviene proprietaria del castello la famiglia Caccese. Antonio Caccese contribuirà ad apportare alcune modifiche all‟edificio, a cominciare dalla facciata meridionale del castello, modificata con aggiunte di finestre e balconi ottocenteschi, lasciando intatti il cortile e la facciata rinascimentale (Cogliano 1999, p. 33; Galasso 1990, p. 57).

Proprietà attuale

Pubblica

Uso attuale

Nessuno

Stato di consistenza

Buono/attualmente in restauro

Impianto planimetrico

Quadrilatero irregolare

Rapporti ambientali

Il castello di Gesualdo è situato al centro del paese, circondato da edifici di antica e recente costruzione.

Collegamenti e riferimenti visivi

Il maniero domina dall‟alto le valli dell‟Ufita e del Fredane.

Materiale da costruzione impiegato

Pietre calcaree irregolari di piccole e medie dimensioni, legate da malta cementizia, adoperate in corsi quasi paralleli. All‟interno si riscontra l‟utilizzo delle medesime pietre calcaree alternate a blocchi squadrati di travertino. Descrizione
Il castello presenta una pianta quadrilatera irregolare, di marca angioina, con cortile interno e cinque torri collegate da una cinta muraria scarpata. Nell‟angolo sud-est si trova un torrione rotondo, alto circa quattordici metri, con un diametro di dieci, che si sviluppa su due livelli segnalati all‟esterno da cornici marcapiano e da due finestre rettangolari. Proseguendo sulla sinistra, si trova l‟ingresso al maniero sulla sommità di una rampa. L‟entrata è costituita da un portale ad arco contornato da blocchi lapidei, al di sopra del quale si aprono, in corrispondenza dei due piani, finestre con semplici davanzali e balconi sorretti da mensoloni di pietra. Tale facciata meridionale presenta al centro una torre cilindrica che si sviluppa su tre ordini, sormontata da una loggia rinascimentale semicircolare delimitata da tre archi retti da pilastri. Da qui era possibile difendersi dall‟attacco di eventuali assalitori incrociando le difese della torre sud- est. La facciata meridionale, a differenza delle altre, è stata stuccata recentemente.

Varcato il portone si entra in un vano quasi rettangolare che, sulla parete posta di fronte all‟ingresso, ospita ad 80 cm di altezza un mascherone raffigurante la testa d‟un leone, che nella bocca ospitava un tempo un cannoncino, asportato nel 1799. Da qui si accede, mediante un altro portone sulla destra, ad un androne coperto con una volta a crociera, sotto la quale sono affrescati gli stemmi dei Ludovisi e dei Gesualdo, aperto sul cortile interno del castello. Quest‟ultimo, di forma trapezoidale, presenta al centro una vera da pozzo. La facciata di fronte all‟ingresso è organizzata su due piani, il primo ad arconi su pilastri, il secondo con una balconata continua con tre aperture separate fra di loro da due nicchie, con la seguente iscrizione marcapiano: Carolus Gesualdus ex gloriosissimi Rogerii Northmanni Apuliae et Calabriae Ducis genere Consae comes Venusii princeps et cetera erexit, probabilmente riferita al terzo piano, poi crollato, eretto da Carlo Gesualdo.

Dal cortile si accede a quelli che erano i vari ambienti di servizio, quali cucine, locali per la cura dei cavalli e per la sosta delle carrozze. Dall‟arco centrale a sinistra dell‟ingresso si giunge al giardino pensile, mentre da quello all‟estrema destra, attraverso un passaggio poco illuminato, ad un cortiletto.
In fondo al lato lungo di destra del cortile si trova una scala che conduce alla cappella e agli ambienti del lato nord ed ovest. Un‟altra scala, elicoidale, racchiusa nel torrione sud-est, collega col piano nobile o di rappresentanza. Bibliografia essenziale

Cogliano 1999; Coppola, Muollo 1994, pp. 58-65; Cundari 1978, pp. 13-39; Galasso 1990, pp. 57-58; Galasso 2005, pp. 95-97; Jamison 1972, p. 126; Natella 1996, pp. 45-46; Ricca 1859-1869, II, pp. 5-11; Ricciardi 2008, pp. 223-237; Scandone 1940, pp. 23-30; Scandone 1941, pp. 50-57.