IX-X sec.– Un primo nucleo del centro abitato di San Barbato si costituisce in epoca longobarda nell‟ambito del sistema di controllo della valle del Sabato. L‟impianto può farsi risalire al riassetto del territorio seguito alla Divisio Ducatus Beneventani voluta dall‟imperatore Ludovico II nell‟849 (Monumenta Germaniae Historica 1980, pp. 221-225). Il castello di San Barbato, insieme al fronteggiante presidio di Montefredane, costituiva uno sbarramento a difesa di Benevento per coloro che percorrevano il fondo valle (Colletta 1995, pp. 40-43). Una riprova dell‟origine longobarda è fornita dal toponimo di San Barbato, da mettersi in relazione con l‟omonimo santo, vescovo di Benevento morto nel 682 (Tirone 1961, p. 17). 1127– da Falcone Beneventano apprendiamo che nel 1127, Landolfo di San Barbato si sottomise a Ruggiero, signore del principato di Salerno (Colletta 1995, p. 54).

1146, dicembre – in una pergamena del Codice Diplomatico Verginiano, del tipo “Scriptium concessionis” rogato a Serra, compare il nome di Malfrido de Sancto Barbato (Codice Diplomatico Verginiano 1977-1987, III, pp. 356-357).
1157, novembre – l‟esistenza di un insediamento fortificato è attestato da una pergamena, detta “Cartula dispositionis” e custodita presso l‟Archivio di Montevergine, in cui si legge che il “castello Sancti Barbati” era tenuto da Doferio, figlio di Malfrido e fratello di Sichelgarda, badessa del monastero di San Paolo di Avellino (Codice Diplomatico Verginiano 1977-1987, IV, pp. 236-239).

XII sec.– nel Catalogus Baronum, redatto tra il 1150 e il 1168, San Barbato è indicato come avamposto militare, il cui territorio assoggettato è di modeste dimensioni, e aveva l‟obbligo di fornire un solo cavaliere (Colletta 1995, p. 45).
XIV sec.– in epoca aragonese il castello, perduta l‟originaria funzione di presidio militare per il controllo del territorio, assunse quella di residenza fortificata della potente famiglia dei Filangieri di Candida, feudatari dal 1352 al 1528 (Ricca 1859-1869, IV, pp. 88-94). In questa fase le strutture furono trasformate ed adattate per resistere all‟attacco delle prime armi da fuoco (Muollo 2000, p. 40). A tal proposito, è interessante notare come le due grosse torrette scarpate del fronte settentrionale presentano una forma planimetrica appuntita, ma non ancora bastionata (Colletta 1995, p. 47).

1352–1860 – tutti i documenti concernenti le successioni legali del feudo Sanctus Barbatus dal XIV al XIX secolo evidenziano il succedersi di diverse famiglie nobili della baronia di Candida (Ricca 1859-1869, IV, pp. 88-97). La circostanza che il borgo è sempre indicato come castello fa ritenere che nei secoli l‟opera fortificata sia sempre stata utilizzata.
XIX sec.– a seguito dell‟Unità d‟Italia, il centro abitato di San Barbato passa da comune autonomo a frazione di Manocalzati (Colletta 1995, p. 40). XX sec.– il terremoto del 1980 ha causato gravi danni al castello, tra cui il crollo delle coperture e vari dissesti nella struttura muraria, accompagnati dal cedimento di alcune murature. L‟evento ha provocato la morte e il ferimento di alcuni abitanti. Il restauro che ne è seguito, realizzato a cavallo del 1990, ha eliminato alcune superfetazioni, tra cui le solette dei balconi a sbalzo in cemento armato, ed ha ripristinato le caratteristiche dell‟edificio secondo quanto emerso dall‟analisi filologica del complesso (Muollo, Villani 1989, pp. 74-76).

Proprietà attuale

Pubblica

Uso attuale

Aperto occasionalmente per mostre, convegni, seggio elettorale ed altri eventi

Stato di consistenza

Buono

Impianto planimetrico

Il castello è a pianta trapezoidale (m 41,75 x m 48,50) con quattro torri ai vertici, due quadrangolari e due circolari, tutte scarpate.
Rapporti ambientali
Il maniero sorge su un‟altura di 430 m slm e domina l‟alta valle del fiume Sabato.

Collegamenti e riferimenti visivi

Il castello domina il sistema viario della valle del Sabato e fronteggia il castello di Montefredane.

Materiale da costruzione impiegato

Alcune tessiture murarie, tra cui quelle del basamento a scarpa, presentano un paramento in pietrame calcareo di pezzatura irregolare disposto ad opus incertum con abbondante malta nei ricorsi. Nella quasi totalità delle restanti parti, le murature sono state realizzate con pietrame irregolare di tufo o misto disposte a filari tendenzialmente orizzontali. Localmente si ritrovano tessiture murarie realizzate con blocchi parallelepipedi di tufo. Gli interventi di restauro, generalmente, si riconoscono grazie alla posa in opera lungo il perimetro di laterizi posti di coltello.
Descrizione

Si giunge al castello utilizzando la viabilità pubblica (SS 400 – SS 7). Il manufatto è a pianta quadrangolare (41,75 m x 48,50 m), presenta avancorpi e quattro torri ai vertici. L‟andamento del costone roccioso su cui si erge la costruzione ha obbligato la realizzazione su due differenti quote di imposta. Il prospetto nord, opposto alla valle del Sabato, presenta un‟altezza in gronda di circa 18,30 m ed è delimitato da due torri quadrangolari scarpate allineate alla cortina muraria. Il prospetto sud ha un‟altezza in gronda di circa 15,40 m, a sud-est è presidiato da un torrione circolare a base tronco conica di altezza pari al corpo di fabbrica principale. Il vertice di sud-ovest è caratterizzato da basse costruzioni a scarpa, tra cui un secondo torrione circolare alto circa 9,30 m.

Le differenti articolazioni dei volumi, dei prospetti e delle aperture denunciano chiaramente la stratificazione del castello, nonché le trasformazioni e gli adattamenti che ha subito nei secoli. La facciata principale, esposta ad ovest, si apre su Piazza Castello e funge da fondale prospettico della ripida Via Chiesa, che attraversa il borgo di San Barbato. Il portale di ingresso, a tutto sesto, è ornato con blocchi di pietra da taglio calcarea ed è ubicato a quota maggiore rispetto alla piazza. Ai lati si aprono quattro finestre di cui quella prossima alla torre di nord-ovest è a quota inferiore e di dimensioni minori. Al registro superiore si aprono quattro finestre e un balcone, ubicato in asse con il portale. Al di sotto della finestra vicina alla torre di nord-ovest, si aprono nei due livelli sottostanti una finestrina e un portoncino. Il dislivello tra il portale dell‟ingresso e la quota stradale è superato grazie ad una rampa. Attraversato l‟androne, coperto con volta a botte, si giunge nella corte a pianta rettangolare che rappresenta il fulcro della costruzione. Intorno ad essa si sviluppano gli ambienti del castello. Una scala aperta in muratura conduce al secondo piano della costruzione. Una seconda rampa, interna al castello, conduce al piano seminterrato che si sviluppa lungo il lato settentrionale. Gli ambienti di quest‟ultimo, così come la gran parte di quelli terranei, sono coperti con volte a botte. Alcuni vani presentano solai lignei, mentre i locali del secondo piano hanno coperture a tetto con capriate lignee realizzate nel corso del restauro seguito al terremoto del 1980.
Bibliografia essenziale

Codice Diplomatico Verginiano 1977-1987, III, pp. 356-357, IV, pp. 236-239; Colletta 1995, p. 38-55; Monumenta Germaniae Historica 1980, pp. 221-225; Muollo, Villani 1989, pp. 74-76; Muollo 2000, p. 40; Ricca 1859-1869, IV, pp. 88-97; Tirone 1961.