VIII-IX secc.- la costruzione del castello, intorno a cui si sviluppò il borgo, si fa risalire all‟età longobarda, di cui non è rimasta traccia nell‟architettura (Galasso 1990, p. 92; Galasso 2005, p. 152). La fondazione sarebbe avvenuta ad opera di alcuni soldati longobardi, da cui il toponimo Mons Militum, monte dei militi, perché in posizione elevata (Coppola, Muollo 1994, p. 44).
XII sec., prima metà- il castello è citato in alcuni documenti come castrum Montis militum (Galasso 1990, p. 91).

1101, febbraio- un atto di donazione a favore di Machenolfo, sacerdote della chiesa di S. Nicola de Cibariis di Monteaperto, riporta il nome del feudatario Torgisio, definito «gratia Dei senior de monte militi et de plurimis dibersis locis», che offre due terre in contrada Cervaro nelle pertinenze del castello di Montemiletto (Galasso 1990, p. 91; Coppola, Muollo 1994, p. 44; Galasso 2005, p. 152).
1119- il castello subisce un grave incendio durante una delle guerre combattute tra il duca di Puglia Guglielmo ed il conte di Ariano Giordano per la supremazia nell‟Italia meridionale, ad opera del conte di Alife, Rainulfo, cognato di Guglielmo (Galasso 1990, p. 91; Falconis Beneventani 1998, 1119.2.2, p. 42; Coppola, Muollo 1994, p. 46).

XII sec., seconda metà- il castello viene ricostruito (Galasso 1990, p. 92)
1237- l‟imperatore Federico II, in un‟epoca in cui la sua politica antipapale diveniva più accesa e poteva contare sull‟aiuto dei castelli di Montemiletto, Montefusco, Montaperto, Tufo, Serra, Montefalcione, Lapio e Taurasi, incarica Torgisio II, feudatario ed erede di Torgisio di Montemiletto, di tenere in custodia nel castello il prigioniero milanese Guglielmo Saporito, che vi morirà (Galasso 1990, p. 91; Coppola, Muollo 1994, p. 46; Galasso 2005, p. 152).
1268- Carlo I d‟Angiò dona il feudo al francese Giovanni Gaillard. Nello stesso anno il castello viene saccheggiato e depredato dei beni mobili da alcuni cavalieri provenienti dai feudi vicini (Galasso 1990, pp. 91-92; Galasso 2005, p. 152). In epoca angioina il castello viene rimaneggiato (Galasso 1990, p. 92).
1279- il castello è acquistato dal conte di Ariano, nonché signore di Montefusco, Enrico de Vaudemont, dalla moglie del quale lo avrà pochi anni dopo il conte di Montemarano Giovanni della Leonessa, alla cui famiglia apparterrà fino al 1338 (Galasso 1990, p. 91; Galasso 2005, p. 152).
1338- il paese viene alienato da Carlo III di Durazzo per circa 6000 ducati a Guiglielmo de Tocco, marito di Costanza Filangieri, figlia di Giacomo, conte di Avellino (Ricca 1859-1869, III, p. 267; Coppola, Muollo 1994, p. 47; Galasso 2005, p. 152).
1410- Re Ladislao di Durazzo incamera il feudo per offrirlo al suo ciambellano Andrea Francesco Caracciolo, Presidente della Sommaria (Galasso 1990, p. 91; Galasso 2005, p. 152).
1419, luglio- il conte Algiasio I de Tocco, erede usurpato del suo feudo, alla testa di un piccolo esercito, si impossessa con la forza del castello con un agguato notturno, catturando lo stesso Andrea Caracciolo ed alcuni componenti della sua famiglia (Galasso 1990, p. 91).
1419-1806- alla casata de Tocco il castello rimarrà, con la conferma dei diritti feudali su Montemiletto nel 1438 da parte di Alfonso d‟Aragona, fino all‟eversione della feudalità. Sarà durante i primi anni del loro governo che la fortezza assumerà l‟aspetto di una sontuosa dimora gentilizia rinascimentale, perdendo l‟aspetto medievale con le piccole aperture e le feritoie, per far posto ad ampie finestre (Galasso 2005, p. 153; Ricca 1859- 1869, III, p. 268).
1505- una descrizione del castello, tratta dalla platea dei beni della famiglia de Tocco, così recita: «(…) vi troviamo in primo luogo da una torre con merli, con rivellino in fortilizio con sei membri e con cisterna ed una corte dalla quale si entra in una sala grande, nella quale ci sono tre camere e sotto ci sono quattro camere e al di sotto di queste si entra in un rivellino con merli esistente nel fortilizio con giardino; e similmente verso il basso c‟è un retreptus, sopra una piccola torre e su detta torre un altro membro. Da queste camere esistenti in basso si sale a due camere poste a destra;
a sinistra si accede ad una saletta e quindi in un‟altra camera; poi si accede in un‟altra e continuando a due altre camere. Inoltre dalla corte in piano si accede ad una cappella dedicata al culto di S. Croce, inoltre si passa in un membro detto “la presonia” ed in uno stabulum da cui si accede in un altro stabulum; inoltre attraverso le scale per cui si ascende alla detta sala si giunge in un membro in piano, dal quale si passa ad un cellario e poi continuando ad una cucina. Inoltre nella detta corte c‟è una portella che porta fuori il detto castello» (Galasso 1990, p. 92; Coppola, Muollo 1994, pp. 47-48).
1637- è realizzata la Porta della Terra, unita al vecchio muro di cinta (Galasso 1990, p. 92).

1799- il castello viene danneggiato dalle truppe francesi, giunte in Italia meridionale per soffocare le insurrezioni antirepubblicane (Galasso 1990, p. 92).
XIX sec.- il castello viene venduto a privati cittadini, che ne utilizzano e adattano molti ambienti per uso abitativo (Galasso 1990, p. 92).
XX sec., seconda metà- il castello viene restaurato e liberato dalle aggiunte ottocentesche (Galasso 1990, p. 92).

Proprietà attuale

Privata

Uso attuale

Abitazioni private

Stato di consistenza

Discreto

Impianto planimetrico

Pentagonale; la torre-mastio più antica presenta una pianta quadrata (5,30×4,50m).

Rapporti ambientali

Il castello sorge al centro del paese, sullo sperone roccioso più alto, tra le colline al centro tra le valli dei fiumi Calore e del Sabato, dove domina il sottostante centro abitato di Torre le Nocelle.
Collegamenti e riferimenti visivi
Dal castello di Montemiletto sono visibili a sud i massicci calcarei del Monte Partenio, con il Santuario di Montevergine, e del Monte Tuoro alle cui falde si trova il paese di Chiusano S. Domenico e il massiccio dei Monti Picentini; verso sud – est, si vede l‟Appennino Lucano, mentre a nord si vede il castello di Montefusco.

Materiale da costruzione impiegato

Le murature sono costruite in opus incertum con blocchi di pietra informe di piccola e media dimensione; le finestre sono inquadrate da cornici in travertino.
Descrizione
La residenza, a pianta pentagonale, si caratterizza per la presenza di due torri rotonde negli angoli sud e ovest, una terza quadrata nello spigolo est e una quarta torre quadrata, di recente fattura, con l‟orologio in cima.

Il prospetto sud-ovest, il primo che si incontra arrivando in piazza Umberto I, presenta caratteristiche architettoniche in stile tardo-rinascimentale, chiuso com‟è fra le due citate torri cilindriche su base scarpata e la presenza di nove semplici finestre disposte a tre a tre in corrispondenza dei livelli in alzato, realizzate in semplici blocchi lapidei per il primo, da tre finestroni con davanzali in pietra e cornici per il secondo e da tre piccole finestre archivoltate per il terzo livello.

Al castello si accede attraverso la Porta della Terra, passaggio arcuato posto in corrispondenza con la torre est, con ai lati lesene modanate e trabeazione ornata da tre stemmi: due, di piccole dimensioni, raffiguranti un braccio armato di spada uscente da monti, sono ai lati di quello più grande e più in alto della famiglia Tocco. Oltrepassata la porta, costeggiando il lato nord-est dell‟edificio, si incontra la piccola torre dell‟orologio, di costruzione recente, che mostra la stuccatura bianca, l‟orologio in cima e l‟assenza di finestre o feritoie.

L‟ingresso vero e proprio è sito in piazza Vittoria dove un portale seicentesco in pietra, archivoltato, con doppia ghiera, immette nella corte del castello. Esso presenta un‟ornamentazione barocca completata nei bordi ondulati che lo contornano e che uniscono i tre pinnacoli in cima e lo stemma nobiliare della famiglia Tocco, raffigurante tre onde nella parte inferiore e una corona principesca con dodici perle e quattro fioroni nella parte superiore.

Il cortile presenta la forma di un pentagono irregolare, con pavimento composto da ciottoli fluviali e pietra calcarea sistemata in modo tale da creare un ottagono al centro, con le fasce prolungate dei lati che si estendono nello spazio. Da qui si aveva accesso agli originari scuderie e magazzini, ora modificati e sostituiti con box auto, al piano nobile e al secondo piano, ora completamente stravolti con recenti tramezzi per creare nuovi appartamenti. Sulla destra dell‟entrata è visibile l‟antica torre-mastio quadrangolare d‟epoca normanna, inglobato nei cinquecenteschi corpi di fabbrica ad occidente.
Bibliografia essenziale

Coppola, Muollo 1994, pp. 44-49; Galasso 1990, pp. 91-94; Galasso 2005, pp. 152-154; Musto 1985; Natella 1996, p. 45; Ricca 1859-1869, III, pp. 267-336.