San-Martino-Valle-Caudina---Castello-Pignatelli-della-LeonessaVIII sec.- un primo nucleo di San Martino si costituisce in età alto medioevale.
1150-68- il toponimo menzionato come “Sanctum Martinum” è di origine agionimica e riflette il nome del santo patrono; la specificazione deriva dall‟essere situato ai margini sudorientali della valle Caudina (Nomi 2006, p. 579).
IX sec.- un primo insediamento di carattere militare fu, probabilmente, edificato in epoca longobarda. Tuttavia, allo stato, non vi sono evidenze di tali strutture.
1150– dal Catalogus Baronum apprendiamo che il primo gruppo di possedimenti normanni in Valle Caudina comprendeva i feudi di Airola e San Martino appartenenti al Comes Jonathas de Caleno (Jamison 1972, p. 150).
XI-XIII secc.– in epoca normanna si realizza un imponente insediamento fortificato, probabilmente su preesistenze, che in età sveva è ampliato e ristrutturato. In ultim‟analisi, gli interventi che si susseguono si adattano all‟orografia dei luoghi.
1240– il castello di Montesarchio, per volontà di Federico II, fu elevato a dignità imperiale e San Martino, unitamente a Cervinara, era tenuta alla riparazione, alla guardia e alla custodia dello stesso, ove c’era un fidato giureconsulto dell’imperatore, ivi insediatosi per l’amministrazione e il controllo dei feudi (Coppola, Megna 2007, p. 25).
1254– Manfredi donò a Corrado Capeci il territorio di San Martino ed altri feudi, tolti a Marino d‟Evoli e a suo figlio Riccardo, dopo averli imprigionati e forse fatto cavare gli occhi (Ciarlanti 1823, IV, pp. 112-113).
1343–1929- con l‟avvento al potere degli Angiò (1266), re Carlo I e i suoi successori assegnarono molti feudi a coloro che avevano partecipato valorosamente alla conquista del regno e alle guerre seguenti. Così gli esponenti della famiglia de la Gonesse, il cui cognome con l‟andar del tempo divenne Lagonesse e poi della Leonessa, ottennero il possesso di molti feudi della Valle Caudina ma non di San Martino, che fu acquistato il 19 gennaio del 1343 da Giovanni Lagonesse. I discendenti di costui mantennero il feudo sino a quando, nel 1528, fu tolto a Fabio della Leonessa per essersi schierato a favore del Lautrech e venduto a Tommaso Carafa. Dopo alcuni decenni la famiglia della Leonessa si riappropriò di San Martino Valle Caudina e nel 1560 pagò l‟adoa quantificata in 15 ducati.
Dal XVI secolo i della Leonessa hanno mantenuto ininterrottamente il possesso del feudo sino all‟inizio del XIX secolo, quando il duca Giuseppe Maria ha nominato erede il cugino Raffaele Ruffo; quest’ultimo ha devoluto beni e titoli alla figlia Maria Carolina, moglie di Giovanni Pignatelli di Monteroduni. Da quel momento i Pignatelli hanno aggiunto al loro nome quello dell‟estinta famiglia della Leonessa. A seguito dell‟eversione della feudalità (1806), la famiglia ha mantenuto alcune proprietà, tra le quali il castello (Ricca 1859-1869, IV, pp. 139-152; Scandone 1937, pp. 45-
48). XV–XVII secc.– il castello, con l‟andar del tempo, perde l‟originaria funzione di presidio militare per il controllo del territorio e assume quella di residenza fortificata dei signori locali. Le mutate esigenze comportano una serie di lavori che modificano la costruzione.
1783– da un inventario redatto in quell‟anno si rileva che la residenza fortificata si componeva di “sedici stanze soprane con sala e una piccola cucina per uso di famiglia, la quale sta addetta all‟abitazione degli Eccellentissimi Signori allorquando si portano nel loro Feudo” (Galasso 1990, p. 116).
XX-XXI secc.– il castello, dopo diversi decenni di abbandono, sembra destinato a ridursi allo stato di rudere. Nel 1908 subisce, per timore di crolli, la demolizione di alcuni ambienti dell‟ala meridionale e la riduzione dell‟altezza del mastio. Nel secondo dopoguerra, grazie alla tenacia di Melina Matarazzo, moglie del duca Carlo Pignatelli della Leonessa, iniziano gli interventi di restauro dell‟antica dimora e da alcuni decenni il castello è abitato stabilmente dal figlio, duca Giovanni.

Proprietà attuale

Privata

Uso attuale

Residenziale

Stato di consistenza

Buono

Impianto planimetrico

La cinta muraria, che definisce il perimetro dell‟area fortificata e ingloba un‟estensione complessiva di circa 6800 mq per gran parte destinata ad orto-giardino, presenta in pianta un andamento poligonale dovuto all‟orografia dei luoghi. Il castello e le altre costruzioni occupano una superficie coperta di circa 700 mq. Le mura sono munite di quattro torrette e coronate da merlatura guelfa.
Rapporti ambientali

La torre mastio, cimata nel 1908 per pericolo di crollo, era collegata visivamente con la rete dei castelli circostanti e la rocca costituiva un forte presidio per il controllo della via di collegamento tra la valle dell‟Isclero e la valle dell‟Ofanto. Collegamenti e riferimenti visivi
Il castello domina il centro abitato e lo sbocco della valle Caudina verso Mercogliano e Avellino.

Materiale da costruzione impiegato

Le murature più antiche sono realizzate con blocchi di pietra calcarea sbozzata di varie pezzature, legate con abbondante malta. Le restanti sono costituite da blocchi di tufo disposti a ricorsi orizzontali.
Descrizione
Giunti a San Martino Valle Caudina, si attraversano alcune strade carrabili che conducono alla parte sommitale del Borgo Annunziata. Parcheggiata l‟auto, si prosegue a piedi lungo la ripida via Castello, sino a via Pignatelli della Leonessa, dov‟è ubicato il cancello d‟ingresso all‟area. Una stradina lastricata in pietra conduce al portale, realizzato in blocchi di pietra con archivolto, da cui si accede al cortile d‟armi. Quest‟ultimo presenta un ballatoio coperto e protetto dal quale i difensori potevano colpire con dardi gli assalitori che fossero riusciti a penetrarvi. Sulla destra dello spazio antistante l‟ingresso si sviluppa la cappella gentilizia, a pianta rettangolare, con pareti lievemente scarpate e coperta con volta estradossata. A breve distanza da quest‟ultima si giunge ad un ulteriore varco d‟ingresso dove, nello spessore del muro, si notano le scanalature per l‟uso di un cancello in ferro a saracinesca. Superato quest‟ultimo si giunge nel cortile centrale, a pianta quadrilatera, dove a settentrione è ubicata una scala esterna in muratura a doppia rampa che conduce alle camere residenziali disposte in successione e munite di camini. Sul lato meridionale del cortile si affacciano gli ambienti del palazzo di rappresentanza, tra cui vi è la grande sala, le cui pareti sono adornate con affreschi che celebrano gesta, personaggi ed onori della famiglia della Leonessa, mentre le volte sono decorate con fregi, armi, stendardi, stemmi araldici e motivi vegetali.

Attiguo al cortile vi è il mastio la cui altezza attuale, circa 10 m, è dovuta alla demolizione della parte alta avvenuta nei primi anni del secolo scorso. Il livello inferiore un tempo era adibito a prigione.
Nella parte occidentale, opposto all‟ingresso, si sviluppa il grande giardino-orto, tutt‟ora coltivato ed ornato con piante e fioriere.

Il complesso è cinto da una cortina muraria, il cui andamento poligonale segue l‟orografia del terreno ed è coronata da merlatura. Quattro torrette, di cui tre a pianta quadrangolare ed una circolare, sono distribuite lungo la cinta muraria. Bibliografia essenziale
Ciarlanti 1823, IV, pp. 112-113; Galasso 1990, pp. 215-217; Jamison 1972, p. 150; Nomi 2006, p. 579; Ricca 1859-1869, IV, pp. 139-152; Scandone 1937, pp. 45-48.