summonteVII–VIII secc.- è verosimile che in età altomedioevale si sia costituito un primo nucleo del “castrum submontis”. Si trattava di un semplice “locus”, vale a dire un piccolo casale, sorto nei pressi della via Campanina, con funzioni di avvistamento e controllo del territorio (Peduto 1990, pp. 307- 373; Coppola, Megna 2012, pp. 168-169).
IX sec., prima metà- a seguito della “Divisio Ducatus Beneventani”(849), il fortilizio di Summonte acquisì una maggiore importanza strategica per il controllo della viabilità prossima ai confini, poiché la “serra montis virginis” fu assunta a limite territoriale tra il principato di Benevento e la signoria di Capua, mentre a breve distanza dal borgo correvano i confini del Ducato bizantino di Napoli (Coppola, Megna 2012, p. 169).

XI sec., seconda metà- i Normanni, nell‟ambito del processo di incastellamento, selezionarono e fortificarono quei siti che consentivano il controllo strategico del territorio e ciò valse anche per Summonte, in cui il borgo fu murato e dotato di un castello adeguato alle nuove esigenze militari (Coppola, Megna 2012, p. 169).
1094- un documento cita un “castellum qui dicitur Submonte”(Codice Diplomatico Verginiano 1977-1987, p. 360).
1127- il castello e la terra di Summonte erano di proprietà di Raone Malerba de Fraineta, un nobile di origine franca giunto in Irpinia al seguito dei Normanni, che vari documenti posteriori ci ricordano come suffeudatario del conte di Avellino (Scandone 1951, pp. 7-8; Coppola, Megna 2012, p. 169).
1132- Alessandro Telesino narra che “tota vallis Caudina cum ejus omnibus infra manentibus oppidis”(Alexandri Telesini 1724, p. 624) costituiva la dote della contessa Matilde, sorella di Ruggero II e moglie di Rainulfo, conte di Avellino e maggiore antagonista all‟unificazione del regno da parte del cognato. Da Falcone di Benevento apprendiamo che, nel 1134, Ruggero mise in piedi un poderoso esercito, mosse contro Avellino e nel suo cammino prese e mise a ferro e fuoco diversi manieri tra cui il castello di Summonte (Falconis Beneventani 1998, 1134.3.4, p. 169). Successivamente a tale evento il sito fortificato ed il castello, evidentemente, furono oggetto di lavori di ristrutturazione (Coppola, Megna 2012, p. 171).
1152- signore di Summonte è Boemondo Malerba figlio di Raone, cavaliere dal 1163, che risulta iscritto nei registri feudali come suffeudatario di Ruggero de Aquila conte di Avellino. La famiglia Malerba mantenne il possesso del suffeudo per tutto il periodo normanno, risiedendo nel castello (Coppola, Megna 2012, p. 171).
1159- un documento conferma l‟esistenza del borgo fortificato con il mastio che, con il tempo, andò espandendosi con una regola insediativa del tipo a cerchi concentrici.
1183- è citato per la prima volta in un documento, quale successore di Boemondo, Raone Malerba insieme alla moglie Agnese. Da questi coniugi nacque Nicola che, in un atto del 1201, risulta indicato come signore di Summonte (Scandone 1951, p. 9; Coppola, Megna 2012, p. 171).
1220- alla “Corte Capuana”, il parlamento generale convocato da Federico II, fu presentata l‟assegnazione del borgo fortificato di Summonte. Esso restò ai Malerba nella persona di Roberto, che fu provvisore imperiale dei castelli di Principato nel 1233 e giustiziere di Calabria nel 1239. Da un documento del 1237, si evince che gli venne affidato il cavaliere milanese Obertino de Mandello, fatto prigioniero nella battaglia di Cortenuova, per essere rinchiuso nel castello (Brèholles, Alphonse 1859-1861, IV, p. 427; V, p. 445; V, p. 616). È verosimile che durante il periodo svevo il borgo fortificato ed il castello siano stati oggetto di rimaneggiamenti (Coppola, Megna 2012, p. 172).
1340- la Regia Corte assegnò il feudo alla casata francese de Lagonessa, il cui cognome negli anni divenne della Leonessa (Durrieu 1887, pp. 326- 327). L‟intervento angioino si concretizzò a Summonte con il rifacimento delle forme normanno-sveve, erigendo una torre cilindrica a base troncoconica (Coppola, Megna 2012, p. 173).
1440- il castello ospitò Renato d‟Angiò, designato dalla regina Giovanna di Durazzo quale erede al trono, durante la sua sfortunata guerra contro Alfonso d’Aragona per il possesso del Regno di Napoli (Scandone 1951, p. 12).
1459- il feudo passò in potere del milite Troiano Spinello di Napoli grazie ad una donazione del re Ferdinando I d‟Aragona. A lui successe il primogenito Antonio (1471), poi il fratello Federico e il figlio di quest‟ultimo Troiano (1498) (Scandone 1951, pp. 11-12). Alla sua morte succedette il figlio Federico che, non avendo avuto figli, istituì erede testamentaria la moglie di Giovanni Antonio Caracciolo conte di Oppido, Lucrezia Spinello, che ottenne l‟investitura delle terre pagando al viceré Pietro de Toledo la somma di 2300 ducati.

XVI sec., seconda metà- il borgo fortificato fu ampliato con la realizzazione di una cinta muraria poligonale dotata di baluardi, capisaldi sagomati a bastione e probabilmente un rivellino. Nella torre angioina fu ricavato un ridotto, aprendo nella base due bocche di lupo per l‟artiglieria. All‟esterno della nuova cinta muraria, lungo la strada di mezzacosta, fu costruito un nuovo quartiere di sedici lotti organizzato su una rigida scacchiera (Coppola, Megna 2012, pp. 173-174).

1604-1806- la Regia Corte assegnò la Baronia di Avella e la terra di Summonte a Giovanni Andrea Doria in cambio dello Stato di Finale ceduto al Re Filippo II di Spagna. I Doria rimasero feudatari di Summonte per oltre duecento anni fino all‟eversione della feudalità (Ricca 1859-1869, IV, p. 480).
XVIII sec.- l‟impianto cinquecentesco del borgo fu investito da profonde modificazioni ascrivibili sia alle spinte dei ceti emergenti sia agli esiti dei terremoti del 1689 e del 1702. In questo secolo iniziò la decadenza dell‟insediamento medievale, che ben presto fu definitivamente abbandonato (Matarazzo 1990, p. 105).

Proprietà attuale

Demanio statale

Uso attuale

Sala conferenze/ eventi

Stato di consistenza

Buono/ recentemente restaurato

Impianto planimetrico

La torre cilindrica presenta un‟altezza variabile rispetto alla quota del piano di calpestio, che si aggira intorno ai 18,00 m, e un diametro di base di circa 10 m.
Rapporti ambientali
Si giunge al castello mediante un stradina carrabile che si snoda all‟interno dell‟area del borgo fortificato e percorre via Arco San Nicola e parte di via Castello, oppure mediante una rampa gradinata, cui si accede da una strada del centro storico.

Collegamenti e riferimenti visivi

Il castello domina la Valle Caudina

Materiale da costruzione impiegato

Le murature del mastio sono realizzate con conci di pietra calcarea sbozzati ed allettati con malta a base di calce, sabbia mista a lapillo e pietra macinata. Nella tessitura si notano inclusioni di arenaria e qualche laterizio.
Descrizione
Il complesso fortificato, che un tempo occupava l‟intera altura collinare, presentava una difesa organizzata con due cinte murarie fortificate poste a quote diverse: quella più interna, di epoca normanna con rimaneggiamenti in epoca sveva, era di forma poligonale ed aveva probabilmente delle torri; quella più esterna, posta ad una quota più bassa, venne probabilmente realizzata nella seconda metà del XVI secolo per ampliare il borgo e dotarlo di baluardi, capisaldi sagomati a bastione e presumibilmente un rivellino.

Il torrione cilindrico a base troncoconica di certa datazione angioina, originariamente mostrava il paramento intonacato e sulla sommità della torre vi erano beccatelli e caditoie. Tale manufatto è stato edificato a partire da una preesistente costruzione normanna quadrangolare supportata da un possente sperone che è stato lasciato a vista sul lato nord- occidentale. Tale circostanza ha evidentemente influenzato la forma geometrica della base scarpata, che risulta essere irregolare e tendente all‟ellisse invece che al cerchio.

La torre originariamente era divisa internamente in quattro piani sovrapposti, oltre al terrazzo di copertura e alla cisterna. L‟originaria porta d‟ingresso è ubicata al primo piano del lato orientale ed è delimitata da un arco ribassato in scheggioni di pietra calcarea. Vi si giunge mediante una stretta scala in pietra che si snoda lungo parte della scarpata in aderenza alla stessa. Da tale piano, mediante collegamenti interni, si poteva scendere sia al piano terra, coincidente con la parte basamentale, dove si conservavano le derrate alimentari e si attingeva acqua tramite il pozzo dalla sottostante cisterna, sia ai due livelli superiori ed al lastrico di copertura. Sul fronte orientale del torrione, a destra dell‟originaria porta di accesso, vi è una feritoia verticale incorniciata da conci di pietra, di taglio quasi regolare, che ospita il canale di raccolta dell‟acqua piovana proveniente dal terrazzo e collegato alla cisterna.
Nel corso del XVI secolo nella torre angioina fu ricavato un ridotto, realizzando nella base a scarpa un piano intermedio con relativo vano di accesso, ed aprendo due bocche di lupo per l‟artiglieria ubicate verso la strada per Ospedaletto e verso la montagna. Dall‟osservazione delle murature si notano alcune feritoie ed aperture di varie epoche, nonché le integrazioni delle tessiture murarie realizzate per rifare parti crollate o fatiscenti e per tamponare alcune delle aperture realizzate nel corso del XVI secolo.
Bibliografia essenziale

Alexandri Telesini 1724, p. 624; Brèholles, Alphonse 1859-1861, IV, p. 427; V, p. 445; V, p. 616; Codice Diplomatico Verginiano 1977-1987, p. 360; Coppola, Megna 2012, pp. 153-177; Durrieu 1887, pp. 326-327; Falconis Beneventani 1998, 1134.3.4, p. 169; Galasso 1990, pp. 124-126; Matarazzo 1990, p. 105; Peduto 1990, pp. 307-373; Ricca 1859-1869, IV, p. 480; Scandone 1951, pp. 7-12.