castellodiTaurasiX sec.- le prime notizie dell‟esistenza del borgo provengono dal “Chronicon Comitum Capuae” ove si afferma che in due incursioni, del 910 e 995, i Saraceni presero e distrussero Taurasi (Galasso 1990, p. 126; Lo Pilato 2011, pp. 257-258).
1129- da un documento risulta essere signore del luogo un certo Alamo, zio del futuro feudatario Ruggiero, che dona al monastero di Montevergine un pezzo di terra appartenente alle pertinenze del castello di Taurasi (“in finibus et pertinentiis nostri castelli Taurasie”) (Muollo ined.).

1150-1160- con la dominazione normanna il centro acquista notevole importanza politico militare grazie al feudatario Rogerius de Castellovetere, figlio di Jacob de Castellovetere, a sua volta fratello di “Alamus filius quondam domni Torgisii […] dominus castelli quod dicitur Taurasia”. Seguirà nella reggenza il figlio Matteo, avuto da Perrona, figlia del conte di Avellino Ruggiero de Aquila (Galasso 1990, p. 126).
1182- Ruggiero, in qualità di “dominus de castello Taurase”dona all‟abbazia di Cava, per la remissione dei peccati, lo ius patronatus che egli possiede sulla chiesa di San Martino, costruita nelle pertinenze di Taurasi. Nel 1184, dal Catalogus Baronum si evince che il feudo di Taurasi deve al re, per la spedizione in Romania, tre militi armati (Muollo ined.).

1238- a Matteo succede Enrico di Taurasi, nominato da Federico II “Provisor Castrorum”. Egli, durante gli scontri tra svevi e angioini, si schiera dalla parte di questi ultimi e viene, da Manfredi di Svevia, privato dei suoi beni.
1269, 20 agosto- Enrico riotterrà il feudo da Carlo I d‟Angiò che, in questa data soggiorna nel castello di Taurasi (Galasso 1990, p. 126; Villani 1995, pp. 56-76).

1381- dopo brevi infeudazioni il borgo perviene, concesso dalla corona, a Giacomo Filangieri, signore di Candida (Galasso 1990, p. 126).
1398- in tale data il castello viene saccheggiato dall‟esercito di re Ladislao e devastato, secondo le cronache del tempo, anche dalle truppe di Alfonso d‟Aragona (Galasso 1990, p. 126).
1420- succede nel possesso, a Giacomo Filangieri, il conte di Avellino Sergianni Caracciolo.
1461- Giacomo Caracciolo, nuovo feudatario, viene privato del borgo di Taurasi, dove, per volere del re Ferdinando II d‟Aragona, viene posto un assedio con saccheggio del castello e dell‟intero nucleo abitato (Galasso 1990, p. 126).
1478- Luigi Gesualdo, conte di Conza, con atto sottoscritto da Ferrante d‟Aragona, acquista per 12.000 ducati, oltre Taurasi, anche altri paesi. Lo stesso Luigi, ribellatosi a Federico II d‟Aragona, subisce, nel 1496, un attacco violento in cui resta pesantemente danneggiato il castello. La casata terrà il feudo fino al 1636 quando, per assenza di eredi diretti verrà venduto ai Ludovisi e da questi, nel 1676, ai Carafa (Muollo ined.). 1726-1806- alla morte di Diomede Carafa, il maniero venne venduto al dottore in legge Carmine Latilla, alla cui casata il paese rimane legato fino all‟eversione della feudalità (Galasso 1990, p. 126; Villani 1995, pp. 56-76).

Proprietà attuale

Pubblica

Uso attuale

Alcuni ambienti ospitano l‟Enoteca Regionale dei Vini d‟Irpinia

Stato di consistenza

Buono/ restaurato di recente

Impianto planimetrico

Pianta a “L”

Rapporti ambientali

Il nucleo antico di Taurasi sorge su uno sperone all‟estremità occidentale di una vasta pianura. All‟interno del borgo si conservano i resti di varie torri di epoca angioina e rinascimentale, inglobati in successive abitazioni. Tutto il borgo è dunque fortificato e verosimilmente, già dal XII secolo, cinto da mura; lo testimoniano i resti di varie porte urbiche: porta Maggiore, porta Sant‟Angelo e porta Piccola.

Collegamenti e riferimenti visivi

Il castello controlla e domina la media valle del fiume Calore.

Materiale da costruzione impiegato

Tecniche e materiali diversi si rilevano nelle strutture. I paramenti esterni sono realizzati, per le cantonate, con conci calcarei ben squadrati, forse di spoglio. Conci meno rifiniti, con filari abbastanza regolari, si riscontrano negli altri setti. Si riscontra anche l‟utilizzo di tufo locale nella realizzazione di alcune arcate, a sesto acuto, rinvenute nelle stratigrafie murarie della torre.
Descrizione

Attualmente il castello presenta caratteristiche tipiche dell‟epoca tardo-rinascimentale. Ciò è dovuto alle continue distruzioni e ai ripetuti rifacimenti che, nel tempo, hanno cancellato quasi completamente le tracce dell‟impianto originario; è infatti probabile che esso avesse una pianta quadrilatera. Il maniero viene restaurato e ampliato durante il regno Angioino, ma danneggiato nel 1398 dall‟esercito di re Ladislao e nel 1461 da Ferdinando II d‟Aragona. Semidistrutto dalle truppe guidate da Federico II d‟Aragona nel 1496, fu ricostruito per la seconda volta nella prima metà del XVI secolo e rimaneggiato agli inizi del Seicento. Le strutture più antiche, ad oggi conservate, sono costituite dal donjon normanno (e alcune sottostrutture) posto su piazza Duomo, alle spalle di un avancorpo di epoca aragonese in cui è contenuta la scala elicoidale che collega i vari piani della torre. A quest‟ultimo periodo risalgono anche le due torri circolari che inquadrano l‟attuale ingresso al borgo (porta Maggiore).

La torre normanna era in origine un elemento isolato ma, nel XVI secolo, con la costruzione dell‟androne principale e di altri ambienti, viene raccordata a tutto il prospetto est. Essa si sviluppa su quattro livelli per un‟altezza complessiva di 15 metri. Alla base vi è la cisterna ipogea, scavata nella roccia e rivestita con malta idraulica, impiegata per raccogliere le acque provenienti dalla copertura della torre stessa. Un ambiente voltato adibito a dispensa, ove era presente una vera di pozzo per attingere le acque della cisterna, è adiacente a quest‟ultima.

Al terzo livello si trova una sala di rappresentanza con volta a padiglione che, in antico, costituiva la dimora del feudatario e a cui si accedeva tramite una scala a pioli esterna; il quarto piano, non conservato, aveva funzione di vedetta e dominava l‟intera valle. Grazie a recenti indagini di scavo si è compreso che la cisterna risale al sec. XI, mentre la torre quadrata è del XII-XIII sec. In età sveva viene realizzata la porta aerea che garantiva l‟accesso dall‟esterno del donjon. Successivi interventi, tra XIV e XV sec. portano importanti modifiche nell‟organizzazione interna della struttura.
Dal lato destro della torre si accede, tramite un ampio portale in pietra, con in chiave lo stemma della Famiglia Gesualdo e d‟Este, al cortile interno, da cui ci si immette, tramite una scala, agli ambienti dei piani alti. Al primo piano è il salone più grande del castello, con copertura in travi lignee e con un grande camino seicentesco, mentre accanto si trova la cappella gentilizia, voltata a botte, con altari in marmi policromi e stucchi in stile barocco. Al secondo piano si susseguono tre sale da letto, locali di soggiorno e di riunione e alloggi di servizio.
Su Via Roma si sviluppa tutta l‟ala nord-orientale, lunga circa 40 metri. La facciata è caratterizzata da due serie di finestre, con davanzali modanati, che si aprono in corrispondenza delle stanze del primo e del secondo piano nobile. Nella parte inferiore, al pianterreno, vi sono alcuni ambienti con accesso indipendente sulla strada.
Ad angolo retto con la facciata si prolunga un‟altra ala, su alto basamento tronco-piramidale; incorporata nel complesso settecentesco. A livello della strada, un portale a tutto sesto, costituito da massicci conci calcarei, si apre su ampi sotterranei usati come prigioni in epoca angioina e aragonese.
Tra le mura del castello sono stati ospitati molti illustri personaggi quali Bernardo e Torquato Tasso, Eleonora d‟Este, Carlo Gesualdo, Geronimo e Carlo Borromeo, Fabrizio II Gesualdo e gran parte dei feudatari possessori di Taurasi fino agli inizi del XX secolo.
Bibliografia essenziale

Ferri 1963; Ferri 1982; Galasso 1990, pp. 126-128; Lo Pilato 2011, pp. 257-258; Muollo ined.; Villani 1995, pp. 56-76.